Educazione dei rifugiati

Rifugiati

I rifugiati sono persone che fuggono dal loro paese a causa di un fondato timore di persecuzioni per cause razziali, religiose, nazionalità, opinione politica, o appartenenza ad un particolare gruppo politico. Un profugo o non può ritornare a casa oppure ha paura di farlo.

Persone Internamente Dislocate (IDPS) sono quelle persone che sono state forzate a fuggire dalle loro case a causa della guerra o per i pericoli che potrebbero correre. A differenza dei rifugiati rimangono nel loro paese. Non esistono specifiche leggi internazionali dei diritti umani a proteggere gli IDPS.

Ogni giorno ci sono persone che diventano rifugiati per sfuggire alle persecuzioni della guerra. Le persecuzioni comprendono la violenza fisica, vessazione o arresto ingiusto, minacce alle loro vite e a quelle dei loro familiari. Esposti a rischi se rimangono nel loro paese, i rifugiati potrebbero dover sopportare e sopravvivere a maltrattamenti durante la fuga. Ulteriori pericoli potrebbero attenderli all'arrivo nel paese di asilo. Di tutti i rifugiati i giovani sono tra i più vulnerabili agli effetti della violenza.

Ulteriori informazioni sui rifugiati sono disponibili sul sito web: Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Educazione dei rifugiati

Molti potenziali volontari potrebbero chiedersi dove reperire prove scientifiche sull'efficacia dell'insegnamento a distanza per i rifugiati. Oggi la maggior parte dei servizi viene valutata, pilotata e monitorata formalmente in modo da poterne giustificare l'esistenza. Inoltre, sostenibilità è la parola chiave per coloro che lavorano nei paesi in via di sviluppo.

Secondo l'UNHCR l'educazione viene sempre più vista come il quarto pilastro o il pilastro centrale della risposta umanitaria, insieme ai pilastri della nutrizione, della protezione e dei servizi sanitari. L'improvviso e spesso violento insorgere di emergenze, l'interruzione delle strutture familiari e comunitarie colpiscono profondamente il benessere fisico e psicologico dei bambini rifugiati. L'educazione fornisce l'opportunità agli studenti, alle loro famiglie e alle comunità di iniziare, sviluppare e mantenere il processo di recupero dal trauma e il ritorno alla normalità, e di acquisire abilità e valori necessari per un futuro pacifico ed un migliore governo a livello locale e nazionale.

Ristabilire l'educazione porta benefici ampiamente riconosciuti come il contributo alla produttività e allo sviluppo economico. È inoltre utile alla stabilità sociale perchè impegna i giovani in attività intense e costruttive e nello sviluppo personale. Esistono poi risvolti a lungo termine che riguardano la coesione sociale: non è auspicabile per una parte della popolazione essere gravemente sotto educata rispetto ad altri gruppi, specialmente laddove conta la dimensione etnica. La scolarizzazione delle ragazze porta a una minore mortalità materna ed infantile e a una maggiore partecipazione femminile nelle questioni economiche e politiche.

Jacinta Goveas dell'UNHCR ha detto che i bambini servono da meccanismo di liberazione emotiva ai sentimenti degli adulti di rabbia e odio, e che l'indottrinamento conscio o inconscio da parte degli adulti potrebbe portare al rinnovarsi di conflitti nelle generazioni future. Ha notato inoltre che ai bambini cui venivano insegnate canzoni di sangue e vendetta, se venivano forniti altri argomenti, loro - ed i loro insegnanti - rispondevano positivamente.

È risaputo che dove sorge una crisi a causa di un conflitto etnico è fonadamentale per le agenzie umanitarie partecipare nel processo di educazione invece che lasciare tale processo solo alla comunità. Altrimenti le scuole locali (possibilmente riflettendo un lato del conflitto) potrebbero diventare canali di trasmissione di odio alle generazioni future, portando ad ulteriori crisi. La scuola - e l'educazione in generale - rappresentano il meccanismo per far comprendere il messaggio di sopravvivenza alla comunità, ed in particolare agli adolescenti, che tenderebbero altrimenti ad arruolarsi nelle milizie o iniziare altre attività antisociali, o a soffrire di depressione.

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